Da cosa è composta la luce?


La luce è costituita da pacchetti di energia, i fotoni, che si muovono attraverso lo spazio sotto forma di onde elettromagnetiche (o radiazioni) la cui lunghezza d’onda determina la quantità di fotoni utilizzabili dall’organismo: il positivo effetto biologico di una radiazione dipende quindi esclusivamente dalla sua lunghezza d’onda.

Secondo una classificazione basata sulle lunghezze d’onda, la luce solare risulta composta (Fig. 1) da radiazioni ultraviolette (UV), radiazioni visibili (violetto, indaco, blu, verde, giallo, arancione, rosso) e infrarosso (IR). All’ultravioletto (UV) si devono i massimi benefici fototerapeutici della luce; i raggi ultravioletti vengono a loro volta distinti, in base alla loro lunghezza d’onda misurata in nanometri (nm), in UVC (100-280 nm), UVB (280-315 nm) e UVA (315-400 nm).

Fig.1Fig. 1



Perchè ci si abbronza?


L’azione iperpigmentante della luce solare è nota da sempre: è esponendosi all’intensa luce naturale dei mesi estivi o dei tropici o in alta montagna che ci si abbronza. Sono gli UVB, in essa contenuti, in grado di riattivare la formazione dei melanociti mancanti e quindi la produzione di melanina nelle macchie cutanee di vitiligine.

Gli UVB, salvo nella zona tropicale, e in alta montagna, sono presenti nella luce solare solo nei mesi estivi (nella quantità dello 0,2% e nelle zone industrializzate, comprendente una buona parte della superficie terrestre, perfino 0,02%), quantità che tuttavia può svolgere una positiva azione coadiuvante se l’esposizione alla luce solare, dei mesi estivi o dell’alta montagna, avviene dopo un sufficiente numero di sedute di Ratok®terapia (l’esposizione alla luce solare, con le adeguate precauzioni, è assolutamente consigliata in caso di vitiligine).

Nessun interesse rivestono, relativamente alla vitiligine, l’IR e gli UVC. Gli UVA, presenti nella luce solare in ragione del 4,8%, incrementano solamente la colorazione della melanina, già presente, provocano una rapida, ma temporanea abbronzatura della cute, ma non essendo in grado di promuovere la melanogenesi non possono repigmentare le chiazze di vitiligine.

Penetrando inoltre fino al secondo strato della cute, il derma, gli UVA possono generare i noti danni cutanei da foto invecchiamento.

Fig.1Fig. 1