Le cause della vitiligine

Nonostante questa malattia sia nota da millenni, rimane tuttora una dermatosi da cause ignote: di Lucio Cornelio Silla, il generale romano vissuto nel I secolo a.C., scrive Plutarco “la pelle del suo viso era scabra e chiazzata qua e là da macchie di bianco” … e un ateniese insolente disse di lui “ Silla è una mora aspersa di farina”.

Molte e diverse tra di loro sono le ipotesi finora avanzate sulle cause della vitiligine: secondo la maggior parte dei ricercatori, la vitiligine sarebbe dovuta ad una predisposizione genetica ed individuano la funzione di agenti scatenanti negli stati di stress, in traumi o microtraumi fisici prolungati, o in presenza di patologie di varia natura.

Indubbiamente nell’eziopatogenesi della vitiligine concorre una pluralità di fattori; una specifica branca della medicina, la psiconeuroimmunologia, studia appunto le interazioni tra psiche, sistema nervoso, sistema immunitario e cute.

Anche la vitiligine potrebbe rientrare tra le malattie cutanee causate da un’alterazione del delicato equilibrio tra questi elementi considerati strettamente interdipendenti.

Fig.1Fig. 1
Fig.2Fig. 2


La melanina e i melanociti


Esaminando al microscopio un frammento di cute prelevato dalla zona acromica, l’unico dato certo che si riscontra l’assenza o il danno di melanociti e la totale mancanza di melanina, il pigmento a cui si deve il colore della pelle, dei capelli, degli occhi e di alcune mucose.

La melanina viene elaborata dai melanociti, elementi cellulari disseminati nello strato più profondo dell’epidermide, lo strato basale (Fig. 1).

I melanociti sono fotorecettori, e cioè cellule che consentono, da parte dell’epidermide, l’assorbimento dell’energia luminosa necessaria per innescare i processi che promuovono la sintesi della melanina (Fig. 2).

I melanociti svolgono quindi un ruolo determinante sia nella comparsa, che nella guarigione della vitiligine. Per cause finora ignote i melanociti possono infatti essere numericamente ridotti, sostituiti da altre cellule o resi incapaci di sintetizzare la melanina: in tal caso le cellule che dallo strato basale dell’epidermide risaliranno verso gli strati superiori dell’epidermide risulteranno prive di melanina (Fig. 3) e, una volta affiorate in superficie, daranno luogo alla comparsa di una chiazza acromica (Fig. 4).

Chiazza che potrà essere repigmentata mediante una terapia capace di provocare la ricomparsa o la riattivazione dei melanociti (Fig. 5).

Fig.4Fig. 4
eziopatogenesi7Fig. 3