Indicazioni


Va innanzi tutto tenuto presente che il trattamento chirurgico non è indicato in tutti i pazienti affetti da vitiligine e che premesse indispensabili sono il fallimento di ogni altra terapia e, soprattutto, l’accertata stabilità della malattia.

A questo proposito, vengono considerati validi i seguenti criteri di accertamento: assenza di nuove chiazze nel corso dei due anni precedenti l’esame dermatologico; assenza di allargamenti delle chiazze già presenti durante questo stesso periodo di tempo; eventuale repigmentazione spontanea all’interno o alla periferia delle chiazze di vitiligine; vitiligine unilaterale; test di minitrapianto, una semplice procedura che consente di valutare con un’alta percentuale di precisione la futura risposta, positiva o negativa, alla terapia chirurgica.

La repigmentazione chirurgica


Può dare luogo a effetti collaterali e a complicanze: esiti cicatriziali, di solito minimi; non rari nelle zone donatrici quando si utilizzano le tecniche di colture in vitro di melanociti.

Cobblestoning o effetto ciottolo, fenomeno che consiste nella comparsa, a guarigione avvenuta, di protrusioni di dimensioni variabili.

Iperpigmentazione o ipopigmentazione delle aree trapiantate, fenomeni di grado variabile da soggetto a soggetto, generalmente di lieve entità ma praticamente comuni a tutti i metodi usati.

Infezioni: assai rare ma pur sempre possibili. Specialmente in presenza di chiazze molto estese il trattamento chirurgico può risultare inefficace, è controindicato in pediatria e sconsigliabile nelle persone emotivamente instabili. 



Trapianto di epidermide autologa

Consiste nel trapiantare nelle chiazze di vitiligine sezioni di epidermide prelevate da zone normalmente pigmentate della cute del paziente stesso.

Il trapianto viene effettuato di solito 2-3 giorni dopo la preparazione della zona ricevente utilizzando varie tecniche chirurgiche (preparazione di sottilissime strisce di cute, formazione di bolle provocate mediante criosonde o suzione, punch a tutto spessore, minipunch).

La repigmentazione avviene gradualmente iniziando dalla periferia del lembo di epidermide trapiantata. Alcuni cicli di PUVA terapia potrebbero accelerare i tempi di repigmentazione e inoltre uniformare il colore delle isole cutanee trapiantate.

Il ricorso a tale metodica (peraltro possibile solo su chiazze di piccole dimensioni) viene però ritenuto sconsigliabile in quanto può provocare, oltre ad altri fenomeni di non lieve entità, la comparsa di vitiligine nelle zone donatrici. 



Trapianto autologo di epidermide coltivata in vitro

Una volta prelevato un sottilissimo strato di cute da una zona cutanea normalmente pigmentata del paziente, si coltivano in vitro per circa un mese i melanociti ottenuti dopo aver separato l’epidermide dal derma. Quando viene raggiunto un adeguato numero di melanociti, si procede al loro trapianto iniettandoli nelle bolle da suzione provocate nella chiazza di vitiligine.

Un altro metodo consiste nel fare crescere i melanociti epidermici insieme con i cheratinociti su una membrana rivestita di collagene e nel trapiantare dopo 2 settimane questa membrana nelle zone acromiche riceventi.

Si tratta di tecniche relativamente sperimentali che però hanno già dimostrato di presentare il vantaggio di poter essere impiegate anche in chiazze vitiliginose particolarmente estese.

A prescindere dalle diverse tecniche di prelievo e di trapianto, nel trattamento chirurgico della vitiligine la coltura in vitro dei melanociti offre potenzialmente grandi possibilità di successo.

Tuttavia la possibilità, sia pure remota, di una trasformazione indesiderata dei melanociti coltivati in vitro, rende necessaria una maggiore conoscenza della biologia della loro riproduzione cellulare al fine di escludere ogni rischio con assoluta certezza. 



Trapianto autologo di melanociti non coltivati

Si tratta di una tecnica che prevede il prelievo di due centimetri quadrati di cute dalla regione occipitale del paziente.

A distanza di 24 ore si procede poi alla separazione dal derma dell’epidermide che viene immersa in una particolare soluzione e, dopo aver separato dalla membrana basale le cellule epidermiche (cheratinociti e melanociti), la sospensione cellulare viene iniettata nelle bolle provocate nelle zone riceventi.

Questa tecnica, ritenuta dagli sperimentatori più efficace e più semplice delle precedenti, attualmente è essa pure in fase di studio. 


Cellule staminali

Sono attualmente in corso studi sulla possibilità di utilizzare cellule staminali, che possono differenziarsi in melanociti.