IMMAGINE N° 10/17

Le lunghezze d’onda elevate: da 760 a oltre 5.000 nm (IR) possono penetrare nella cute fin oltre il derma, sono presenti nella luce solare in ingente quantità (56%) e non hanno alcun potere abbronzante. In medicina, i raggi infrarossi vengono impiegati contro varie sintomatologie dolorose, per accelerare i processi di cicatrizzazione e per curare i disturbi della circolazione cutanea. Le lunghezze d’onda meno elevate: da 310 a 400 nm (UVA) penetrano fino al derma, nella luce solare sono presenti in ragione del 4,8%, non sono visibili e la luce azzurrina percepita dall’occhio è dovuta ad emanazioni secondarie. Gli UVA inducono un rapido ma temporaneo aumento della colorazione cutanea incrementando la melanina già presente senza però agire sui melanociti, fatto che li rende inefficaci nella terapia della vitiligine. Sono usati (e abusati) in cosmetologia per ottenere un’abbronzatura artificiale; penetrando fino al derma, ne aggrediscono le fibre e sono perciò i principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo (perdita di elasticità cutanea, formazione di rughe).
Le lunghezze d’onda cortissime: da 200 a 260 nm (UVC) hanno uno scarso potere di penetrazione nella cute, sono presenti nella luce solare in quantità infinitesimali e non hanno interesse terapeutico.
Le lunghezze d’onda medio-basse: tra i 261 e i 310 mm (UVB) hanno un potere di penetrazione nella cute che non supera i 2-3 centesimi di millimetro, valore che corrisponde allo spessore medio dell’epidermide che, comunque, non oltrepassano mai. Nella luce solare sono presenti in una percentuale che va dallo 0,02%, rilevato nelle zone industrializzate, al 0,2. Rispetto agli UVA hanno un effetto fotobiologico più tardivo, ma perdurante, che si manifesta inizialmente con la comparsa di eritema (arrossamento della cute) e poi con la neoproduzione di melanina dovuta all’azione stimolante da essi specificamente esercitata sui melanociti, azione che a livello epidermico si traduce con una pigmentazione intensa e durevole.
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